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Michelangelo: la volta della Cappella Sistina

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Prima che il Bramante fosse invitato ad iniziare i lavori di restauro nella Cappella Sistina, Giulio II attira Michelangelo alla sua corte principesca e gli commissiona la realizzazione del proprio sepolcro. Lusingato da una proposta così onorevole, Michelangelo lascia Firenze nel Marzo 1505 e firma il contratto. Seguono poi 8 mesi di soggiorno a Carrara per la scelta dei marmi. Ritorna a Roma nel 1506 ma Giulio II, preso da altre faccende non lo riceve e fa intendere di voler ritardare il monumentale progetto. Irretito da un tale affronto, Michelangelo si trasferisce di nuovo a Firenze. Giulio II, che ha in mente per lui un nuovo incarico, si rivolge al Gonfaloniere della Repubblica fiorentina inviandogli 3 lettere intimidatorie e costringendo così Michelangelo a tornare indietro.

Il Pontefice ha deciso di proporgli un’opera gigantesca: sostituire il cielo stellato della Cappella Sistina poiché sul soffitto dell’imponente aula unica si era aperta una grande crepa. La nuova decorazione prevedeva inizialmente 12 figure di apostoli nei peducci e partimenti geometrici al centro della volta. Ben presto, con tutta probabilità, è lo stesso artista ad apportare modifiche alla struttura della volta e alla sequenza iconografica, dandole una veste più complessa. Infatti gli apostoli sono sostituiti da Profeti e Sibille, al centro della volta scorrono 9 episodi tratti dal Genesi, scanditi da figure di Ignudi; nelle lunette e nelle vele sono enumerate le 40 generazioni di Antenati di Cristo; nei pennacchi angolari 4 storie bibliche completano il ciclo.

Michelangelo continua il lavoro fino al mese di agosto del 1510 giungendo alla metà del ciclo con la creazione di Eva. Il cantiere però si blocca per mancanza di fondi, esauriti nella battaglia di Giulio II contro i francesi. Nel 1511 viene costruito il ponteggio nella seconda metà della volta e l’artista ricomincia a dipingere completando il lavoro nell’ottobre del 1512.

Il primo dipinto rappresenta la scena del Diluvio fatta con tutta probabilità con l’apporto di altri suoi collaboratori. La scena del Diluvio è eseguita armonizzando ad arte l’eccezionale raccolta ordinata di figure. Sullo sfondo galleggia serena l’Arca di Noè, dalla forma di un tempio evocante la salvezza dei giusti che si rifugiano all’interno della Chiesa. Nella Creazione di Adamo, la figura di Adamo si solleva da terra con solennità e distende il braccio verso l’Eterno. Nell’incontro dei due indici che sono sul punto di toccarsi si concretizza l’Ideale di Cultura Rinascimentale della dignità dell’uomo fatto a immagine e somiglianza di Dio.

Nella Sibilla Delfica la figura gira il corpo verso il riguardante mostrando il turbamento del suo volto nel leggere le profezie scritte sul rotolo che svolge con la mano sinistra. Nella Sibilla Libica il movimento di rotazione diventa ancor più complicato quasi serpentino nel tentativo di sollevarsi dal sedile e di chiudere il libro alle sue spalle. Lo stesso guizzo vitale porta con sè la figura di Giona sull’altare, con il corpo piegato all’indietro, dipinto con tale maestria illusionistica da rendere evanescente la curvatura della volta.

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29 Maggio 2016
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